Neonati e piscina: consigli su cosa portare e quando cominciare

Neonati e piscina: consigli su cosa portare e quando cominciare

Il momento della nascita è, per ogni bambino, una grande rivoluzione. Nuove persone, oggetti, sfide sconosciute gli si parano davanti e lo accompagneranno per il resto della sua vita. Il primo grande cambiamento riguarda però lo spazio: da un ambiente acquatico, che è quello del feto, il neonato passa ad uno spazio aereo.

Portare i bambini anche molto piccoli in piscina ha come primo beneficio quello di stabilire una continuità con le sensazioni note e rassicuranti provate durante l’immersione nel liquido amniotico.

Prima di addentrarci sulle modalità più opportune con cui praticare l’acquaticità con i neonati, val la pena fare una puntualizzazione. Piscina e nuoto non sono sinonimi di sport in senso stretto né tantomeno di attività agonistica. Del resto, con bambini di pochi mesi sarebbe impossibile (ed eticamente inopportuno) pensare di insegnare loro a nuotare a rana o fare i tuffi. Si tratta, piuttosto, di rilassarsi, incentivare i movimenti di gambe e braccia e, non per ultimo, divertirsi.

Quella coi neonati si chiama infatti, più propriamente, idrochinesiologia; dopo i tre anni si parla invece di corsi di acquaticità, mente solo con l’età scolare possiamo usare la parola nuoto in modo pertinente.

Quando portare i neonati in piscina?

Tecnicamente, un bambino sarebbe pronto all’ingresso in una piscina già poche ore dopo il parto. Tuttavia, per questioni igieniche, si preferisce indicare come età consigliata tra il terzo e il quinto mese. Questo per due ragioni: anzitutto è sempre bene aspettare che il neonato sia stato sottoposto ai primi vaccini obbligatori, e in secondo luogo anche se si cicatrizzi l’ombelico.

Un accento va posto anche sui genitori. I primi mesi dopo il parto sono duri, non solo per le mamme ma anche per i papà. Ora, il piccolo in acqua ha bisogno di una figura forte e protettiva, che gli trasmetta serenità e gli infonda fiducia. Per questo motivo occorre che i genitori facciano una sorta di autoanalisi, e decidano di iniziare il percorso acquatico con il figlio solo se si sentono sufficientemente in forma.

È preferibile optare per un inserimento graduale; all’inizio basterà una volta a settimana per circa mezz’ora. Non tanto per far familiarizzare il bambino con l’acqua (lo ricordiamo, ha vissuto in un ambiente acquatico per nove mesi!), quanto perché si trova in un ambiente che non conosce, con persone altrettanto nuove, e deve dunque abituarsi pian piano a lasciare il nido domestico. Inoltre, l’attività in piscina è particolarmente stancante: lo è già per un adulto, ancor di più per un neonato che deve, come si suol dire, prendere il ritmo.

Piscine per neonati: le caratteristiche

Generalmente le vasche dedicate alle attività dei genitori con i neonati sono più piccole e con temperature un po’ più alte sia per l’acqua (ci aggiriamo attorno ai 32°) sia per l’ambiente (circa 30°). Gli spogliatoi sono attrezzati con fasciatoi e box, così da poter cambiare il bambino e allattarlo o dargli il biberon dopo la “lezione”: il movimento fisico mette appetito tanto agli adulti quanto ai più piccoli, e quasi sempre dopo l’immersione in acqua il bimbo ha fame e, come vedremo a breve, sonno.

Il cloro fa male ai neonati?

Una struttura ideale per i bambini (ma sono accorgimenti utili anche per i grandi) presenta impianti di depurazione a veloce riciclo, così da abbassare i livelli di cloro nell’acqua. Il cloro infatti è indispensabile come disinfettante ma, se in dosi eccessive, può causare irritazione agli occhi, e non è sempre facile fare indossare gli occhialini ai neonati.

In ogni caso, dopo la piscina, bisogna sciacquare bene la pelle e i capelli con acqua e saponi delicati adatti.

I benefici della piscina per i neonati

L’immersione in acqua favorisce il rilassamento del neonato, perché richiama dal suo inconscio le sensazioni di piacevolezza provate durante la vita intrauterina. Non solo, il movimento ondulatorio stimola la muscolatura, come un massaggio dolce, e libera le endorfine, sostanze preposte alla regolazione del benessere.

La piscina apporta benefici anche allo sviluppo fisico e motorio: si rafforzano il sistema cardio-respiratorio e l’apparato scheletrico, lavora alla mobilità degli arti e del tronco, rende i muscoli più tonici, mantiene pulite le vie respiratorie e stimola, come accennato, l’appetito e il rilassamento.

Una soluzione ideale, quindi, per coniugare l’utile al dilettevole. La stessa Confederazione Italiana dei Medici Pediatri conferma che la piscina assicura un sonno più profondo e tranquillo.

Non va dimenticata l’importanza affettiva di quest’attività. I genitori scoprono un nuovo modo di giocare con il proprio figlio, creano dentro l’acqua un ambiente ludico e interattivo che saprà rinforzare il legame di attaccamento. Per questo è indispensabile che il genitore non abbia paura dell’acqua, ma si rilassi e si ponga, con il bambino, come un porto sicuro.

I neonati, del resto, familiarizzano subito con l’acqua, ed è molto probabile che, dopo qualche anno, imparino a nuotare presto perché non avranno paura del mare o della piscina, avendo avuto un imprinting positivo in così tenera età.

Cosa portare in piscina

Quando si hanno figli piccoli o molto piccoli uscire da casa significa portarsi dietro quasi una valigia. L’occorrente alla quotidianità di un neonato è in effetti moltissimo, ma è necessario essere scrupolosi per rendere l’esperienza piacevole e incentrata sulle sensazioni di benessere: sono i primi ricordi con il proprio bambino, e un po’ di fatica verrà ricordata come un momento d’amore unico.

Niente pannolini normali, anzitutto, che rischiano di gonfiarsi e diventare troppo pesanti. Esistono invece pannolini appositamente creati per l’immersione, o ancora costumi contenitivi che hanno uno strato interno impermeabile e sono lavabili in lavatrice.

Abbiamo detto prima che l’acqua delle vasche ha una temperatura di circa 32/33°. Se il vostro bambino è particolarmente freddoloso consigliamo magliette termiche o tutine in neoprene così da stare caldi anche a contatto con l’acqua.

Il neonato può stare in braccio alla mamma o al papà, ma dopo qualche lezione in cui si è presa familiarità con l’acqua, è possibile fargli provare il galleggiamento autonomo. A questo scopo esistono i salvagenti con mutandina che conosciamo bene, ma anche i meno noti collari di galleggiamento che consentono al bambino di muoversi liberamente con tutto il corpo. Nel caso delle ciambelle a mutandina raccomandiamo attenzione e sguardo sempre vigile perché il bambino potrebbe ribaltarsi.

Infine, allo scopo di rendere la piscina divertente e stimolante, suggeriamo di portare qualche gioco. Piccoli pupazzi, sonagli, oggetti da far riemergere o che spruzzino l’acqua.

Neonati in piscina: qualche consiglio

La prima cosa da fare una volta usciti dalla vasca è quella di avvolgere il piccolo in un accappatoio morbido e con cappuccio, e badare ad asciugare con meticolosità il cono interno delle orecchie. A questo proposito, suggeriamo due teli o accappatoi, uno per l’uscita dalla piscina e l’altro per il dopo doccia. In questo modo il bambino sarà sempre a contatto con una superficie asciutta.

Durante la doccia o il bagnetto post piscina, ricorda sempre di applicare prodotti neutri e molto nutrienti; il cloro, anche se in quantità limitate, può alla lunga seccare la pelle del bambino.

Prima di iniziare un corso di nuoto neonatale è essenziale una visita pediatrica. Per quanto grandi siano i benefici, ci sono situazioni in cui è sconsigliabile portare il neonato in piscina. In caso di asma, otiti medie, patologie a carico del sistema cardiovascolare attività di questo genere sono controindicate.

Sii un genitore sereno e non spaventare il tuo bambino. La piscina spesso fa più paura ai genitori che ai neonati e, oltre a non essere un ambiente rischioso di per sé, considera che la natura ha meccanismi sorprendenti. Ad esempio, non bisogna aver paura che il piccolo possa bere l’acqua, perché fino ad un anno di vita è presente il diving reflex (riflesso di immersione) per cui andrà si chiuderà automaticamente il passaggio tra bocca e polmoni. Si tratta, secondo alcuni, di un ricordo della vita intrauterina che consente ai neonati di essere protetti dal pericolo di affogamento.